Dai video su Instagram alle sale sold out dei teatri italiani: Filippo Caccamo ha conquistato il pubblico partendo dalla sua esperienza di ex professore e figlio di un ex preside (papà Demetrio, classe 1960, appena andato in pensione), ambientando i suoi sketch nel mondo della scuola. Professori, dirigenti scolastici, segretari, bidelli, aspiranti supplenti, genitori apprensivi, nulla sfugge alla sua camaleontica comicità, che mette alla berlina le idiosincrasie del sistema scolastico dove i docenti ritrovano le loro fatiche quotidiane, e anche i loro difetti, ma permettendosi il lusso di farci sopra due risate, «perché», spiega Filippo, «io metto in scena quello che loro non possono dire, e per loro è liberatorio». Col tempo poi Filippo Caccamo ha moltiplicato e diversificato i suoi sketch avventurandosi anche fuori dal mondo della scuola, ma la prof Carla, la dirigente mega galattica, il papà che fa sempre le battute, lo studente delinquente Gianmaria e la piccola Giulia delicata di stomaco restano i suoi personaggi più amati. Dopo aver assistito a una delle tre serate al Teatro Lirico di Milano del suo ultimo spettacolo Fuori di Tela, in mezzo a un pubblico composto quasi totalmente da insegnanti donne, tappa del tour di cento serate lungo tutto lo Stivale, siamo andati a trovarlo a Lodi, dove Filippo è nato da genitori calabresi e cresciuto e dove, malgrado il successo, vuole continuare a vivere tra gli amici di sempre, e dove ha creato una propria agenzia per produrre altri attori comici.
«La voglia di recitare e soprattutto di far ridere ce l’ho avuta sin da bambino, ma non ho mai seguito corsi di recitazione. Ho mosso i primi passi nel mondo dello spettacolo con una compagnia di Lodi, ma parallelamente ho messo a frutto la mia laurea in Storia dell’arte insegnando. In famiglia c’era il mito del lavoro stabile, papà insegnante, mamma medico, mia sorella fa la farmacista. Ho lavorato due anni ai corsi di alfabetizzazione del Cipia e due anni come docente di Lettere alle medie. Ma solo facendo ridere mi sentivo bene. Il primo video su Facebook l’ho postato il 3 gennaio 2017, a tema facoltà universitarie , io stesso ero uno studente. Poi mi sono sentito troppo “vecchio” per essere credibile come universitario e allora mi sono dedicato ai video sulla scuola. Quando ho conquistato un buon numero di follower (attualmente sono 1,3 milioni su Instagram, 800 mila su TikTok e 500 mila su Facebook) e sono arrivate le sponsorizzazioni, ho saluto il mondo della scuola (come dice Carlo Verdone “nella vita si ha tempo solo per fare un mestiere” e io quando faccio ridere sto davvero bene) che però è rimasto il clou della mia comicità. Continuo ad aggiornarmi grazie alla consulenza dei miei amici che insegnano e consultano il sito Orizzonte scuola».
Un conto è girare video a casa propria e un conto è affrontare un pubblico da vivo.
«Col primo spettacolo Le Filippiche, non ero sicuro di esserne in grado, è stato un po’ un azzardo, ma evidentemente ha funzionato».
Stesso senso di inadeguatezza quando ha quando ha debuttato in tv, ma ora vanta partecipazioni a Colorado, Eccezionale veramente, ZeligLab e persino le Iene. Filippo non nasconde le sue fragilità e le sue nevrosi, anzi, come accade in un momento molto toccante del suo spettacolo, racconta come proprio la comicità lo abbia aiutato a superare un momento di grande depressione dopo la morte della madre, avvenuta nel 2015.
«La notorietà da un lato è gratificante, dall’altro genera un’enorme pressione. Una delle cose che occorre fare più spesso è dire dei no. La scorsa estate ho deciso di tagliare alcune cose e di dedicarmi alla scrittura del mio spettacolo».
Un’estate vissuta anche all’insegna della fede che è un elemento che accompagna da sempre la vita di Filippo: anche se, come dice lui, «a corrente alternata, ma è un recinto all’interno del quale voglio restare, perché la Chiesa è molto di più di quello che appare. A luglio ho fatto un pellegrinaggio a Roma e da allora non mi separo dal braccialetto del Giubileo».
Nel suo studio scopriamo un lato inedito di Filippo Caccamo: la sua grande passione per i burattini, ne ha una collezione e uno dei suoi sogni è quello di realizzare uno spettacolo in cui gli attori in scena saranno loro, includendo nel suo pubblico anche i bambini.
